<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>I Mormoni Credono &#187; Templi Mormoni</title>
	<atom:link href="http://mormonicredono.org/tag/templi-mormoni/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://mormonicredono.org</link>
	<description>Leggete le storie di conversione e quello in cui credono i mormoni, membri della Chiesa di Gesú Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, e come il vangelo migliora le loro vite.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Jul 2010 17:26:26 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<item>
		<title>Testimonianza di Domenico Oliverio</title>
		<link>http://mormonicredono.org/9/testimonianza-di-domenico-oliverio</link>
		<comments>http://mormonicredono.org/9/testimonianza-di-domenico-oliverio#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 May 2008 21:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di Conversione]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Mormone]]></category>
		<category><![CDATA[fede mormone]]></category>
		<category><![CDATA[Joseph Smith]]></category>
		<category><![CDATA[Missionari Mormoni]]></category>
		<category><![CDATA[Templi Mormoni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://it.mormontestimonies.org/9/testimonianza-di-domenico-oliverio</guid>
		<description><![CDATA[L’ANNO DELLA SVOLTA Penso che davvero non basterebbero fiumi di inchiostro per raccontare le straordinarie esperienze da me attraversate in poco più di un anno, credo che nello scrivere seguirò i miei sentimenti ed i miei ricordi più vivi, così, sicuramente, riuscirò a focalizzare i punti più importanti di questo qualcosa che ha definitivamente cambiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’ANNO DELLA SVOLTA</strong></p>
<p>Penso che davvero non basterebbero fiumi di inchiostro per raccontare le straordinarie esperienze da me attraversate in poco più di un anno, credo che nello scrivere seguirò i miei sentimenti ed i miei ricordi più vivi, così, sicuramente, riuscirò a focalizzare i punti più importanti di questo qualcosa che ha definitivamente cambiato la mia vita ed il mio modo di pensare.</p>
<p>Nell’Ottobre dello scorso anno ero di ritorno da una crociera nei mari del Nord, un’incredibile esperienza condivisa con la mia <a href="http://www.chiesamormone.org/famiglie_mormoni" class="internal_link_tool_famiglia">famiglia</a>. Al mio ritorno in città, però, il futuro immediato mi appariva un po’ come un’incognita in quanto avevo lasciato il mio appartamento universitario a Messina e dovevo organizzare le mie giornate a Crotone: doveva esservi qualcosa, oltre allo studio intenso delle ultime materie, che occupasse le mie altrimenti piatte giornate! La prima cosa che mi venne in mente fu quella di contattare la mia insegnante di catechismo la quale, più volte, aveva chiesto il mio contributo nell’insegnamento della dottrina cattolica ai bambini che si preparavano per la prima comunione.</p>
<p><span id="more-9"></span><br />
Ciò che mi spinse ad un tale passo fu, soprattutto, l’idea di poter stare a contatto con dei bambini e quindi il fatto di poter chiacchierare con loro ed ascoltarli nonché la curiosità di voler meglio conoscere gli insegnamenti della Bibbia, a me in realtà poco noti.</p>
<p>Mi suscitò un certo interesse, poi, quella proposta che mia nonna mi fece relativa ad un poco precisato corso d’inglese non a pagamento, delle lezioni, mi disse, gestite da quattro bravi ragazzi americani molto disponibili ed educati. “Ecco”-pensai-“Mi dedicherò pienamente a queste due attività ed il mio grigio inverno passerà più in fretta”.<br />
icordo il mio primo giorno da insegnante di religione, capii subito che la mia scarna conoscenza delle scritture non avrebbe in realtà potuto aiutare quei ragazzi, mi resi altresì conto del loro disinteresse e della loro apatia, della mancanza, in loro e negli altri insegnanti, di quel carisma e di quella spiritualità che io pensavo di dover sentire: ad ogni modo io  ormai ero lì ed avevo finalmente un’occasione concreta per conoscere qualcosa a proposito di quel Dio sconosciuto del Quale avevo sempre professato, inconsapevolmente, il culto.</p>
<p>Mi emoziona, invece, pensare al mio primo giorno al corso d’inglese perché per la prima volta, mi ritrovai in quello che sarebbe diventato una dei luoghi centrali della mia esistenza. La prima persona che incontrai, seduta sulle scale di fronte all’ingresso della <a href="http://www.chiesadigesucristo.it/" class="internal_link_tool_chiesa">Chiesa</a>, fu Rosaria, colei che presto sarebbe diventata come una sorella, la quale mi colpì molto per quello che mi disse e che io, inizialmente, non capii. Alla mia domanda sul perché questi ragazzi stessero qui in Italia ella mi rispose: “Sono missionari, hanno trovato la felicità grazie al vangelo di <a href="http://www.gesu-cristo.com/" class="internal_link_tool_gesù cristo">Gesù Cristo</a> e vogliono condividere con gli altri la gioia che hanno nel loro cuore”. Mi disse queste parole con gli occhi pieni di luce e mi spiegò che era appena ritornata da una missione di cinque settimane a Catania.</p>
<p>Non nego che all’inizio mi sembrò un po’ strana, ma era normale per me a quel punto pensare tali cose poiché non ero ancora passato attraverso quelle esperienze straordinarie che Lui aveva preparato per me. Quando entrai per la prima volta nella mia Chiesa fui subito colpito da un’atmosfera diversa, un odore particolare, una serie di sensazioni che mi apparvero totalmente nuove. Mi guardai attorno e vidi numerose fotografie dei Templi quindi, finalmente, incontrai gli Anziani. La loro pulizia nel parlare e la loro strabiliante gentilezza destarono in me una grande attenzione, notai, in particolare, un certo Anz. Shumway, il quale emanava un qualcosa di non ben definito che lo rendeva diverso da tutte le persone che avessi mai conosciuto.</p>
<p>Passarono i giorni e cominciai ad imparare lentamente qualche nuova parola in inglese ma pian piano mi resi conto che a me non interessava tanto imparare la lingua, quanto passare più tempo possibile insieme a loro: dovevo capire cosa fosse quell’alone di luce che li accompagnava in ogni loro parola ed in ogni loro gesto. Aspettavo con ansia quei due giorni alla settimana in cui c’era il corso e, purtroppo, quell’ora passava sempre troppo in fretta perché io avrei voluto conoscerli meglio, informarmi riguardo le loro abitudini e parlargli di ciò che non accettavo della Chiesa Cattolica: mi sorprese il loro non voler prendere posizione in merito ed il non voler trasformare quell’ora in un occasione di proselitismo a loro uso e consumo.</p>
<p>Pur se in quel periodo io ed il mio amico Roberto non lo ammettevamo apertamente, in realtà, quando uscivamo insieme, speravamo sempre di incontrarli, passavamo spesso dalla loro sede e ricordo, in particolare, che una sera li osservammo per molto tempo dalla macchina, attraverso una finestra della Chiesa mentre, al buio e con una candela accesa, parlavano con un ragazzo: “Questo è strano”-pensai-“Chissà cosa combinano, in realtà, in quelle stanze!”.</p>
<p>Dopo qualche mese scoprii che stavano parlando con un loro contatto e che stavano usando quella candela solo perché gli avevano tagliato la luce! E comunque, ogni qualvolta li incontravo, ogni volta che parlavo con loro, il mio animo si riempiva di gioia e quando li vedevo passare per le vie della mia città notavo che c’era qualcosa, intorno a loro, che li rendeva diversi da tutto il resto della gente: erano come degli esseri che, pur vivendo nel mondo con tutto il resto delle persone, tuttavia non ne facevano parte. A quel punto la voglia di conoscere le abitudini ed il modo di vivere di questi ragazzi così speciali crebbe sempre più: era bello incontrarli durante il corso d’inglese ma cos’è che facevano, poi, per tutto il resto della giornata?<br />
Avrei davvero voluto sapere su cosa basassero la loro vita nonché come fossero realmente, e l’opportunità si presentò quando, per la prima volta, parlai degli Anziani a mia zia, la quale, incuriosita, mi disse che era disposta ad invitarli a cena. Ed infatti, durante una lezione d’inglese, lei fece loro questa proposta ed essi, entusiasti, accettarono. Era stato molto più facile di quanto prevedessi eppure molte volte mi era mancato il coraggio di chiederglielo personalmente.</p>
<p>Ero emozionatissimo all’idea di passare un po’ di tempo con loro e non dimenticherò mai quando, la sera della cena, vidi Anz. Stock ad Anz. Thomas camminare per strada verso casa della zia: erano due angeli che camminavano attraverso il mondo, capivo che stavano venendo da me per portarmi qualcosa di speciale anche se ancora non sapevo cosa. Quella cena rappresentò il mio primo contatto con la mia Chiesa, quella fu la prima volta che sentii che con loro c’era una forza particolare: quella dello Spirito Santo. Prima di iniziare a mangiare Anz. Shumway ci chiese di poter offrire una preghiera di ringraziamento ed era strano, per me, pregare prima di cenare, eppure quella preghiera fece sì che la mia conversione avesse inizio, perché quel suo modo di rivolgersi a nostro Padre, quelle parole che uscivano dal suo cuore, quel grande Spirito che stavo sentendo era un qualcosa che non poteva venire solo da me, c’era qualcosa di superiore con noi in quel momento ed era la prima volta nella mia vita che potevo sentire vicino a me la presenza tangibile di Nostro Signore.</p>
<p>In quel periodo continuavo ad insegnare catechismo ma le mie domande sull’esatta interpretazione delle scritture stavano crescendo e non trovavano soluzione: ma cos’era che stavo insegnando a quei bambini? E soprattutto: perché quel grande senso di amore e di pace che provavo quando ero con gli Anziani lì non c’era? Cominciai a capire l’importanza dello Spirito Santo nel fare le opere che Dio Padre ci ha chiesto di compiere, compresi che anche se parliamo di Lui, pur se siamo istruiti, non possiamo sentire la Sua presenza senza lo Spirito che ci dà conferma della verità delle Sue parole.</p>
<p>Al corso d’inglese continuavo a fare domande sulla fede dei <a href="http://it.mormonwiki.com/Cosa_credono_i_mormoni" class="internal_link_tool_mormoni">Mormoni</a> ed, intanto, cominciai a fare amicizia con colui il quale avrebbe avuto un’importanza fondamentale nella mia conversione: mio fratello, Anz. Swensen. Ricordo ancora la prima volta che lo vidi: voleva dormire, era stanco, le uniche parole che riusciva a dire in italiano erano “Sono stanco, ho fame”, era troppo buffo, a quel tempo non potevo immaginare che tra noi sarebbe nata un’amicizia eterna. In ogni caso, in quel periodo, Anz. Shumway era per me un esempio incomparabile, so che il Signore lo aveva mandato da me affinché preparasse la strada per la mia nuova vita, lui rappresentava la prova di come, ognuno di noi, può divenire un valido strumento nelle mani di Dio: avrei davvero voluto essere come lui ma pensavo che sarebbe stato impossibile.</p>
<p>Il 26 Novembre 1998, durante una delle sue lezioni, ci parlò di come in America si svolge la festa del Ringraziamento, del significato che aveva per loro e subito dopo notai uno di quei libri con cui gli Anziani andavano sempre in giro. Gli chiesi dove potevo comprarne uno e lui mi disse di prendere quello e che era gratis: fu proprio quello il momento in cui ebbi per la prima volta fra le mani il libo di Mormon, il più grande tesoro che abbia mai trovato e che non mi costò neanche un soldo. Subito dopo ebbi però una bruttissima notizia: Anz. Shumway sarebbe partito il giorno successivo e questo mi fece provare un’indescrivibile tristezza perché sapevo che era alla fine della sua missione e sicuramente non l’avrei più rivisto; se ci penso adesso, dopo tutto questo tempo, provo invece un’emozione incredibile perché quel missionario, proprio l’ultimo giorno della sua missione, aveva regalato un libro ad un futuro membro della Chiesa ed era stato scelto dal Signore per un compito di estrema importanza: quella sera doveva piantare un seme nel mio cuore.</p>
<p>Ricordo bene le emozioni che quella sera mi passarono per la mente: ero davvero dispiaciuto per la partenza di Anz. Shumway ma, in realtà, ciò che mi preoccupava veramente, era la paura di non riuscire più a sentire quelle sensazioni così spirituali che lui riusciva a trasmettermi, il mio timore era che quel periodo così speciale appena trascorso fosse legato solo alla sua persona e che quindi dovesse finire; all’epoca non potevo minimamente immaginare quali meravigliosi piani avesse preparato per me il Signore.</p>
<p>Prima di andare a dormire, in ogni caso, presi quel libro e cominciai a sfogliarlo, ricordo che vicino a me c’era mia sorella Sara, anche lei incuriosita da quelle pagine. Lessi le testimonianze sulla verità del libro e la storia di <a href="http://www.mondosug.com/newsite/wp-content/uploads/2008/01/josephsmithjeopardy1.pdf" class="internal_link_tool_joseph smith">Joseph Smith</a> e mi addormentai ansioso di continuare il giorno successivo. In quei giorni venni a conoscenza di molte cose nuove riguardo al piano di salvezza ed ai profeti che testimoniarono la venuta del Figlio, soprattutto, per la prima volta, cominciai a capire chiaramente cosa facessi e chi fossi prima di questa vita, perché fossi qui e quale conseguenza avrebbero avuto le mie azioni su ciò che mi sarebbe aspettato al termine di questo passaggio sulla terra: finalmente ricevevo delle risposte esaurienti, finalmente tutto cominciava ad avere senso, e nessuna dottrina di cui avessi sentito parlare mi era sembrata così straordinariamente completa e perfetta come quella contenuta in quel libro prezioso.</p>
<p>Tutto ciò che scoprivo era per me assolutamente scontato e naturale, ogni parola che leggevo era indiscutibilmente reale in quanto le sensazioni che provavo grazie al potere dello Spirito Santo me ne confermavano la verità. Non ci fu mai un attimo, durante la mia lettura, in cui dubitai della effettiva esistenza di Lehi e della sua famiglia, sapevo che circa seicento anni prima della venuta di Cristo un residuo del Casato d’Israele sbarcò nel Continente Americano  fondando una grande civiltà. Ora avevo tutte le conferme che stavo cercando e fu in quel momento che abbandonai definitivamente il mio impegno presso la Chiesa Cattolica: a quel punto non sapevo se, alla fine, sarei stato un <a href="http://www.allaboutmormons.com/ITAL_index.php" class="internal_link_tool_mormone">mormone</a> ma, in ogni caso, sapevo con certezza che non sarei più potuto essere cattolico.</p>
<p>Ciò che mi portò sulla strada della conversione fu, poi, oltre al <a href="http://www.ldsces.org/content/languages/italian/Seminary%20Materials/Student%20Resources/Book%20of%20Mormon-Times%20at%20a%20Glance%20Chart~ita.pdf" class="internal_link_tool_libro di mormon">libro di Mormon</a> e le sue incredibili parole d’amore e di verità, la presenza di coloro che in quel periodo avevo accanto e che ebbero un ruolo decisivo nel cambiare la mia vita. Infatti, dopo la partenza di Anz. Shumway, arrivarono a Crotone i nuovi missionari, destinati a partecipare pienamente al mio processo di conversione nonché al mio futuro battesimo. Era la sera del primo Dicembre quando, in piazza, li incontrai tutti e quattro: stavano facendo una mostra per pubblicizzare la loro dottrina. Mi avvicinai e chiesi ad Anz. Swensen quando fossero stati liberi per mangiare una pizza dalla zia e lui mi rispose: “Pizza…Pizza…Pizza…Siamo sempre liberi per la pizza!” Mi misi a ridere e restai un po’ a parlare con lui, penso che fu proprio allora che la nostra grande amicizia ebbe inizio. I giorni che seguirono non li scorderò mai perché furono fra i più belli della mia vita: cominciammo a vederci spesso ed a stare sempre insieme ed intanto andavo avanti nella lettura ed, ogni sera, i miei occhi erano pieni di lacrime e di commozione: il Signore stava operando grandemente su di me.</p>
<p>Ogni volta che con gli Anziani si andava a Le Castella, alla Casarossa ed in molti altri posti ero così felice che non trovo le parole per esprimerlo, la nostra non era l’amicizia che fino a quel momento avevo conosciuto, era qualcosa che andava oltre l’invidia e la maldicenza, oltre a ciò che avessi fatto e condiviso con qualcuno fino ad allora: mi ritrovavo a fare cose semplici e genuine e ne ero felice, avevo ritrovato quella gioia che pensavo andasse via per sempre quando si diventa grandi. E così cambiò il mio modo di parlare, mutarono le mie abitudini, cessai di emettere giudizi affrettati sulle persone e, soprattutto, cominciai a capire quanto realmente preziose fossero le cose che il Signore ci ha donato e di cui non ci rendiamo conto, mi resi conto che la felicità stava nelle cose semplici e nello stare con le persone umili, nella fratellanza e nella condivisione di valori importanti, proprio come Cristo ci aveva insegnato.</p>
<p>Io, Stocky, Big T, Willardson ed Anz. Swensen eravamo veramente uniti e, soprattutto, eravamo ignari del fatto che presto avremmo vissuto un’esperienza che avrebbe segnato ognuno di noi. Quando una sera, al corso d’inglese, dissi ad Anz. Willardson che stavo leggendo Secondo Nefi  ne fu molto colpito e mi chiese se avessi intenzione di ascoltare i colloqui che loro offrivano a chi ne avesse interesse: accettai subito e dopo qualche giorno facemmo il primo, poi vedemmo qualche film sulla Chiesa; in realtà tutto ciò che da loro io sentivo lo sapevo già e non perché avessi studiato o mi fosse già stato detto da qualcuno, io lo sapevo e basta: era così, era normale che fosse così.</p>
<p>E comunque continuavo a cambiare, da un po’ di tempo, per esempio, non stavo più bevendo alcolici: la cosa sorprendente era che all’epoca non sapevo assolutamente cosa fosse la Parola di Saggezza! Gli Anziani mi stavano vicino e la gente si stupiva nel vedermi sempre più spesso con loro in pubblico ed io ero fiero di stare con loro poiché erano persone degne di tutto il mio rispetto ed ammirazione e poi gli volevo troppo bene, erano miei fratelli.</p>
<p>Ricordo una sera in particolare, il 18 Dicembre, in cui andammo a vedere un concerto di Natale organizzato da mia zia: tutti gli occhi erano puntati su di noi ma io ero troppo intento a guardare Anz, Willardson, quel gran ragazzone con le mani sempre rosse per il freddo, che dormiva e russava: era troppo divertente!</p>
<p>Fu durante quella settimana che decisi per la prima volta di andare nella loro Chiesa e vedere cosa facessero ogni domenica; quel giorno ero molto spaventato e preoccupato, ora posso affermare con certezza che il mio reale timore era che se, in effetti, quel mondo mi fosse piaciuto, avrei dovuto prendere decisioni importanti che mi avrebbero certamente creato ostacoli rilevati. Non sentii un grande Spirito quella mattina, ero troppo impegnato ad individuare quali e quante differenze vi fossero state fra quella e la Chiesa Cattolica: per fortuna ora posso dire che ce ne sono molte! In ogni caso, pur se dissi a mia madre che quell’esperienza non mi aveva soddisfatto, la domenica successiva vi ritornai e da allora quella divenne per me un’abitudine ed ancor di più un’esigenza irrinunciabile.</p>
<p>Durante le riunioni domenicali gli Anziani mi stavano vicino così come i genitori si prendono cura di un neonato, avevano per me mille attenzioni e non smettevano mai di dimostrarmi la loro amicizia, ricordo chiaramente con quanto affetto Anz. Healy, colui che aveva sempre un sorriso per tutti, mi regalò una cassetta di George Michael, le prime volte che con lui e Stocky, una delle persone più umili e sensibili che avessi mai conosciuto, ascoltavamo le canzoni di Vasco Rossi nella mia Fiesta e la grande, grandissima amicizia fra me ed Anz. Swensen che cresceva ogni giorno di più fra una gita all’aria aperta, un pezzo di pizza mangiato alla Pimpinella e nuove frasi in Ebonic che lui mi insegnava: erano i giorni in cui leggevo con commozione riguardo la visita di Cristo ai Nefiti e comprendevo la verità di ogni cosa.</p>
<p>Era arrivata, intanto, la vigilia di Natale e quell’anno per me quel giorno si presentava molto speciale perché, per la prima volta, non ero distratto dalle vacanze o dai regali ma il mio pensiero era rivolto unicamente a quella fonte d’amore inesauribile che è Gesù Cristo, quell’uomo così speciale di cui ogni anno si ricordava la nascita. Era da Lui che provenivano le emozioni che stavo vivendo negli ultimi tempi e così ero molto disinteressato alle cose del mondo, a ciò che sentivo in televisione o dagli amici: il mio pensiero era con Lui, il mio cuore batteva per Lui e per ciò che di Lui era stato scritto. Quel 24 Dicembre significò definitivamente l’abbandono di quella che avrei in futuro considerato “la mia vecchia vita”, fu quello il giorno in cui la mia conversione divenne completa e consapevole.</p>
<p>La mia casa era incredibilmente bella, piena di luci e di decorazioni natalizie, c’era quel calore intenso che solo all’interno della propria famiglia si può ritrovare, e che nel periodo natalizio diviene più tangibile. Il giorno prima comprai per gli Anziani quattro calzettoni di lana con Babbo Natale, li misi sotto l’albero e sperai che venissero a trovarmi ed, infatti, quel pomeriggio, suonarono alla mia porta e cominciarono a cantare le canzoni di Natale… Che Spirito possente, che grande emozione, non mi ero mai sentito così ispirato come quel giorno, il Signore mi stava preparando a quell’incontro che presto sarebbe avvenuto fra me e Lui ed, intanto, continuava a servirsi dei missionari per farmi sentire indescrivibili sensazioni di pace e di grande umanità.</p>
<p>Il mio cuore era totalmente aperto, pensavo che sarebbe scoppiato, non pensavo fosse possibile percepire sentimenti d’amore così grandi ed intensi, il mio pensiero era con tutti quei miei fratelli che, lì fuori, per un motivo o per un altro, non erano felici come me e non avevano  amici e famiglia da cui attingere felicità allo stato puro… E poi pensavo a Cristo, alla lezione che ci lasciò nascendo in quella fredda grotta pur essendo il Re dei Re, allo scopo della Sua missione, a quanto ci aveva amati…</p>
<p>I miei occhi si riempivano di lacrime per la commozione: quella sera nasceva il Salvatore, Colui che si era immolato per i nostri peccati e ci aveva dato la possibilità di vivere per sempre, Colui che aveva svergognato i ricchi ed i sapienti, ed aveva scelto le cose più umili del mondo per insegnarci quale fosse la vera grandezza: avevo sempre saputo queste cose ma fino a quel punto non ne avevo mai compreso il reale significato.</p>
<p>L&#8217;Anz. Swensen  mi donò una grande calza rossa piena di dolci e subito pensai che quello sarebbe stato il più bel regalo che avrei ricevuto quell’anno perché mi era stato dato dall’amico a cui, in assoluto, volevo più bene. Ricordo bene il cenone a casa di mia nonna: quella sera io non ero lì, ossia mangiavo con gli altri, discutevo con gli altri ma il mio pensiero era completamente rivolto al Signore ed alle meravigliose esperienze condivise con i missionari; prima di iniziare a mangiare pregai silenziosamente il Padre Celeste e lo ringraziai per ogni cosa, Gli chiesi cos’era questa grande emozione che sentivo addosso e Gli dissi che quello era probabilmente il più bel Natale della mia vita.</p>
<p>Verso le 22.30 tornammo a casa per scartare i regali, aprii subito i miei e quindi andai nella mia stanza a guardare quella bella calza rossa di  Anz. Swensen:  volevo aprirla e vedere che tipo di dolci vi fossero stati all’interno. Rimasi molto sorpreso quando, in fondo ad essa, trovai una sua lettera: chiusi la porta della mia stanza e cominciai a leggerla. Diceva di volermi bene e mi ringraziava per tutto ciò che avevo fatto per lui e ciò mi apparve strano perché, in realtà,  era lui che aveva portato tante cose belle nella mia vita, io non avevo fatto proprio niente. Ma nella lettera non c’era scritto solo questo, alla fine c’era la sua testimonianza sulla verità della Chiesa e la promessa che anche io avrei potuto conoscere la verità di ogni cosa se avessi chiesto a Dio una risposta.</p>
<p>Decisi di farlo: spensi la luce e, mentre tutti, lì fuori, festeggiavano il Natale e aprivano i regali, mi inginocchiai e cominciai a parlare con mio Padre. Mi rivolsi a Lui con parole semplici, lo ringraziai e mi rivolsi a Lui proprio come un figlio si rivolge ai suoi genitori. Ricordo che mi sentii subito amato, era come se Lui mi stesse mi stesse dicendo di non preoccuparmi perché tutto sarebbe andato bene.</p>
<p>Più andavo avanti con la preghiera più il battito del mio cuore accelerava ed un grande calore scendeva su di me, stavo così bene che sarebbe stato facile rimanere in quella posizione per ore ed, in effetti, non ricordo quanto tempo rimasi lì a pregare. Ad un certo punto Gli feci una serie di  domande molto chiare e precise, Gli domandai de Joseph Smith era un profeta, se quella era la Sua Chiesa e se Cristo, Suo figlio, ne fosse il capo. Rimasi per molto tempo in silenzio quindi, rialzatomi in piedi, andai a letto e non so assolutamente nulla riguardo ciò che successe quella notte ma ricordo benissimo la prima cosa che notai al mio risveglio: io stavo ridendo!</p>
<p>Avevo un grande sorriso stampato sulla mia faccia e non era stato provocato da un qualcosa avvenuto dopo che mi destai dal sonno, no, c’era già, io stavo dormendo sorridendo e prima di allora non mi era mai capitata una cosa del genere. Mi misi a sedere nel letto e non pensai nemmeno per un attimo all’esperienza che avevo fatto la sera prima: il mio pensiero ora era un altro, dovevo assolutamente decidere una data per il mio battesimo, era come se lo avessi saputo da sempre, come se lo avessi stabilito già da tanto tempo.</p>
<p>E così,  quella notte santa, mio Padre aveva risposto in maniera chiara e precisa alle mie preghiera, proprio nella maniera chiara e precisa in cui io mi ero rivolto a Lui. E quello che mi preme dire maggiormente è che tutti possiamo avere simili esperienze, tutti abbiamo la possibilità di parlare con il Signore, tutti riceveremo una risposta quando chiederemo con desiderio di sapere la verità e sarà molto più facile di ciò che pensiamo. Basta inginocchiarsi con fede e Lui farà il resto, io so che Dio Padre ci ama e vuole che arriviamo a Lui, porto testimonianza che questa è la Chiesa Di Cristo e che chiunque di voi manca di sapienza può chiederla a Dio che dona a tutti liberamente e senza rinfacciare, proprio come è scritto in Giacomo.</p>
<p>Il Salvatore amava le cose semplici, stava con le persone più semplici ed è con semplicità di cuore e di parole che possiamo incontrarlo nel corso della nostra vita. A tutti auguro di vivere quell’esperienza, a tutti auguro di sentire quell’amore infinito che quella sera ha riempito il mio spirito. Il giorno successivo eravamo tutti a pranzo dalla mia nonna paterna e come sempre c’era tantissima roba da mangiare e tantissimi dolci.</p>
<p>Quella mattina scrissi una lettera ad Anz. Swensen per ringraziarlo per quelle bellissime parole scritte in quella lettera; gli spiegai anche quanto sarebbe stato difficile il giorno in cui sarebbe dovuto partire. In realtà c’erano molte più cose che avrei dovuto dire a lui e agli Anziani, dovevo solo trovare il momento più opportuno per comunicargli la mia decisione.</p>
<p>C’è da dire, in ogni caso, che a quel tempo avevo già fatto due colloqui e che il secondo, in verità, non era andato benissimo. Dopo aver parlato dei principi e delle ordinanze fondamentali del vangelo di Cristo, infatti, Anz. Swensen mi fece una domanda molto importante che scatenò in me molte diverse emozioni. Proprio quando non mi aspettavo niente del genere lui mi chiese: “Seguirà l’esempio di Gesù Cristo facendosi battezzare da chi ne detiene l’autorità?” Io non scorderò mai la faccia di quel missionario in quel momento: era la prima volta che chiedeva a qualcuno di farsi battezzare ed era diventato rossissimo, era davvero troppo emozionato. Questa domanda mi spaventò moltissimo e la risposta che avrei voluto dargli sarebbe stata: “Certo che no, ma siamo pazzi, io sono già stato battezzato quando ero piccolo!”.</p>
<p>In effetti concetti come autorità di battezzare e scelta consapevole di volerlo fare erano per me, a quel tempo, ancora sconosciuti, eppure dalle mie labbra non uscì un inequivocabile “no” bensì un “ci penserò, vedremo…” Non volevo far rimanere male il mio amico perché mi aveva posto questa domanda con troppo affetto ed emozione. In ogni caso, quel giorno in cui eravamo tutti a casa di mia nonna, Anz. Stock mi disse che dopo poche settimane sarebbe stato il suo compleanno e che avrebbe voluto organizzare una grande festa con i membri; gli risposi che ci sarebbe stata e che avremmo avuto molto altro da festeggiare. Quel pomeriggio era stato fissato il mio terzo colloquio ed appena io, Anz. Willardson ed Anz. Swensen ci fummo seduti gli comunicai la mia decisione e la gioia che provavo.</p>
<p>Probabilmente quella fu la prima volta che portai una testimonianza, la mia bocca fu sciolta e dissi loro tutte le cose che ora conoscevo e sapevo essere vere, non dimenticherò mai i loro volti mentre parlavo: lo Spirito era lì e loro stavano vedendo in me il risultato di una potente trasformazione, gli dissi che non volevo aspettare molto tempo per il battesimo, che avevo urgente bisogno di questa ordinanza, che, al massimo, sarebbe dovuto avvenire entro un mese. “Dovresti vedere la luce che hai nei tuoi occhi” mi disse Anz. Willardson , “E’ veramente bellissima”.</p>
<p>Uscii fuori ed incontrai Healey e Stock: anche loro furono felicissimi di apprendere quella notizia. In quei giorni vidi anche un film che mi colpì molto, quello riguardante Vincenzo Di Francesca, il primo convertito italiano alla Chiesa di Gesù Cristo dei <a href="http://www.mormoni.palermo.it/" class="internal_link_tool_santi degli ultimi giorni">Santi degli ultimi giorni</a>: le nostre esperienze mi apparivano talmente simili che ne fui quasi scioccato.</p>
<p>Da quel momento iniziò un periodo abbastanza difficile perché sapevo che non sarebbe stato semplice per nessuno accettare questo mio cambiamento. Gli amici con cui parlavo mi dicevano che per me, questo, sarebbe stato solo un interesse momentaneo, che poi gli Anziani sarebbero partiti ed io mi sarei allontanato dalla Chiesa. Non riuscivano evidentemente a capire una cosa fondamentale: io ero già amico degli Anziani e la nostra amicizia non sarebbe diventata più grande solo per il battesimo!</p>
<p>Molte persone mi dicevano che la mia vita in società sarebbe stata problematica essendo un mormone in uno stato cattolico e forse questo sarebbe stato anche vero, ma io ora sapevo qualcosa di troppo importante, avevo l’assoluta certezza che fosse la verità, vedevo tutte quelle persone che andavano in Chiesa ogni domenica per tradizione e constatavo quello che invece era accaduto nella mia vita: il Signore camminava con me ogni giorno, faceva parte del mio essere ogni istante, non dovevo aspettare di andare in Chiesa per incontrarlo, volevo vivere la mia vita e compier tutte le mie azioni secondo la sua volontà e soprattutto, mi sentivo ricoperto di un amore infinito: “Se Dio è con me”-pensavo-“Chi è contro di me?”.</p>
<p>La cosa più difficile sarebbe stata sicuramente parlare con i miei genitori ed, infatti, passarono due settimane prima che mi decidessi a dirgli ciò che avrei fatto. Non so quante volte uscivo dalla mia stanza pronto a parlar loro e poi, improvvisamente, mi bloccavo appena li vedevo, ma una mattina, finalmente, le parole uscirono dalla mia bocca e davanti a mio padre ed a mia madre dissi: “Voglio diventare un membro di questa Chiesa”, e non aggiunsi altro. Mio padre si limitò solamente a chiedermene il perché mentre mia madre reagì malissimo: mi disse che stavo sbagliando tutto e che me ne sarei pentito, che da quel punto in poi i nostri rapporti sarebbero cambiati.</p>
<p>Ma perché per gli altri era così difficile accettare ciò che mi portava gioia e serenità? Non dicevano, forse, tutti quelli che mi volevano bene, che il loro più grande desiderio era che io fossi felice? Ebbene io lo ero come non ero mai stato, ero sicuramente una persona migliore, più forte, più ispirata. In fondo, quali sarebbero stati i miei principi? Essere onesto, umile, aperto verso gli altri, amante della famiglia e consapevole che solo all’interno di essa avrei trovato le cose più importanti di cui avevo bisogno. Non avrei mai fumato o fatto uso di sostanze tossiche per il mio organismo, avevo la ferma volontà di dedicarmi ai più bisognosi attraverso un servizio concreto, eppure dovevo giustificarmi per tutte queste cose: perché?</p>
<p>Che senso aveva? Perché suscitava tutto questo scalpore il fatto che avessi posto Gesù Cristo al centro della mia vita?</p>
<p>E poi questa Chiesa null’altro faceva se non stimolare gli uomini a fare il bene, ed “Ogni cosa che spinge a fare il bene viene da Dio”.</p>
<p>Ciò che mi faceva stare più male era che io avevo capito che tutto quello in cui la gente crede o pensa di credere qui in Italia non era assolutamente reale, contraddiceva le scritture, veniva dall’uomo e non da Dio. Perché, ad esempio, battezzavano i neonati se il Salvatore era stato chiaro nell’affermare che il battesimo era solo per chi era in grado di pentirsi? Potevano delle creature innocenti andare all’inferno solo perché non avevano ricevuto tale ordinanza? E tutte quelle persone che per malattie mentali non potevano intendere o volere come avrebbero fatto? E chi sarebbe stato in realtà Dio se le avesse condannate?</p>
<p>A parte questo, nessuno aveva ricevuto una testimonianza personale della verità, e la fede non nasce in noi solo perché qualcuno ci dice di credere. Ero veramente solo contro tutto il resto del mondo in quel periodo, solo mia sorella Daniela era in grado di ascoltarmi e di capirmi veramente, ma era in ogni caso troppo lontana per darmi un sostegno concreto. Nonostante queste grandi avversità ogni sera aprivo quel libro, e cominciavo a piangere di gioia, conoscevo nuove importanti verità e, soprattutto, mi emozionavo per come la Bibbia ed il Libro di Mormon si incastrassero perfettamente e si completassero a vicenda. I miei genitori mi dissero di non voler conoscere la data del mio battesimo perché in ogni caso non ci sarebbero venuti, così dissi ai missionari che non aveva più senso aspettare e che mi sarei potuto battezzare il 16 Gennaio. C’era solo una cosa che dovevo ancora decidere: chi avrebbe celebrato quest’ordinanza.</p>
<pre>In realtà c’era solo una persona che avrebbe potuto farlo, colui che conoscevo prima di questa vita e che qui sulla terra, attraverso la sua amicizia , aveva il compito di portarmi a Cristo: era Anz. Swensen, quel missionario che pur essendo un verdino e conoscendo pochissimo la lingua italiana aveva compiuto un grande miracolo. Quando gli chiesi di battezzarmi quasi non riuscivo a trovare le parole che avrei voluto dirgli e quando lui mi abbracciò i miei occhi si riempirono di lacrime: avremmo condiviso un’emozione che non sarebbe stata mai più dimenticata.</pre>
<p>Era intanto arrivato il nuovo anno e quel 31 Dicembre lo passai in maniera differente rispetto agli altri anni: non bevvi lo spumante per festeggiare l’arrivo del 1999 e tutti mi presero in giro dicendomi che mi ero messo a fare il mormone, evidentemente non si rendevano conto della serietà della mia scelta.</p>
<p>A mezzanotte chiamai Anz. Swensen per fargli gli auguri  e tutti i missionari erano impressionati per tutte quelle bombe che la gente lanciava dalle finestre per festeggiare l’ultimo anno di quel millennio. I giorni successivi furono molto intensi, anche perché dovevo ancora ascoltare tre colloqui. Mi resi conto che non sarebbe stato facile essere un buon membro di questa Chiesa in quanto appariva difficile avere e continuare in seguito a possedere tutti i requisiti necessari per poter essere un degno seguace di Cristo: parole come castità, decima o astinenza dagli alcolici suonavano per me come promesse impossibili da mantenere e difficili da rispettare, soprattutto ripensando a come avevo vissuto fino a quel momento.</p>
<p>Eppure era per me incredibilmente facile e naturale accettare queste cose e capirne il significato: pensare, ad esempio, a quanto fosse sacro ed importante quel rapporto esistente solo tra marito e moglie quale completamento della loro unione, mi convinse dell’importanza di questo valore ed alla troppa superficialità con cui, in passato, avessi commesso determinate azioni.</p>
<p>Sapevo che da qualche parte qui sulla terra c’era una persona preparata per me fin dalla fondazione del mondo, una compagna con cui avrei potuto condividere tutto e formare una famiglia: volevo mantenermi puro per lei, così come lei lo stava facendo per me. La data del battesimo, intanto, si avvicinava sempre di più, tanto che era già arrivato il 15 Gennaio ed io e i missionari stavamo completando i preparativi per il giorno dopo. Stampammo gli inviti al computer e feci in modo che ciascun Anziano avesse un ruolo durante la cerimonia battesimale perché ognuno di loro, con i talenti che possedeva, aveva contribuito al mio cambiamento.</p>
<p>Quella sera del 16 Gennaio 1999 uscii di casa quasi di nascosto con uno zaino sulle spalle, dentro c’era un accappatoio e qualche indumento di ricambio. Quando fui sulla porta di casa guardai i miei genitori mentre guardavano la televisione e pensai a quanto sarebbe stato bello se anche loro avessero condiviso con me quel momento così importante, in ogni caso mi feci forza ed andai in Chiesa, ma non prima di aver comprato una grande torta al cioccolato.</p>
<p>Lì, oltre agli Anziani, trovai il Presidente Sarcone che mi fece l’intervista pre-battesimale, ricordo la sua emozione nel dirmi che secondo lui ero veramente pronto a compiere questo passo. Successivamente arrivarono Rosaria e Monica, coloro che mi stettero molto vicino durante quel periodo, coloro che mi lasciavano costantemente stupefatto ogni volta che portavano testimonianza della verità della Chiesa. Sapevo che presto Monica sarebbe ritornata negli Stati Uniti da suo marito, ma per fortuna lì con me sarebbe rimasta Rosaria ed insieme avremmo potuto condividere tanti momenti importanti. Sorprendentemente arrivò anche Alessandro, l’allora ragazzo di mia sorella e ne fui davvero felice perché sarebbe stata l’unica persona di famiglia presente.</p>
<p>C’era un’atmosfera particolare quella sera, con noi c’era lo Spirito del Signore: quel luogo mi sembrava come il più bel posto che fosse mai esistito sulla faccia della terra e non mi sentivo affatto solo, perché, sicuramente, in cielo, cori di angeli cantavano lodi all’Eterno in quanto un’altra anima stava unendosi al suo gregge. Ogni Anziano mi fece un dono e mi dimostrò il suo calore ed il suo affetto, poi rimasi un po’ a parlare da solo con Anz. Swensen e gli dissi che ero felice e soprattutto pronto, lui mi regalò il suo anello con su scritto “Choose  the Right” e subito ci andammo a cambiare.</p>
<p>Mentre ero in quel bagno, mentre toglievo i miei vestiti per indossare le vesti bianche, la mia emozione cresceva ed il cuore mi batteva forte; ad Anz. Healy, che era lì con me, dissi che quel giorno l’avrei ricordato per sempre, che c’era un potere superiore con noi in quel luogo.</p>
<p>Quando fui vestito entrammo finalmente in quella piccola vasca: era la più bella di tutte le acque che ricoprono la terra e fu a quel punto che mi rivolsi a Cristo, mio Fratello maggiore, e gli dissi: “Eccomi, sono qui per prendere su di me il tuo nome”. Mentre il mio corpo scendeva in profondità ripetevo continuamente le stesse parole, ossia “Nel nome di Cristo”, “Nel nome di Cristo”.</p>
<p>A quel punto la mia vecchia vita era davvero finita, uscii dall’acqua completamente ripulito dai miei peccati ed Anz. Swensen ed io ci abbracciammo forte: entrambi avevamo sentito uno Spirito incredibilmente forte.</p>
<p>Non esisteva più il freddo a causa dei miei vestiti bagnati, non esistevano le mie preoccupazioni, non vi era nessun tipo di incertezza: quella era la Chiesa di Cristo ed io mi ero battezzato proprio come Lui aveva fatto 2000 anni fa! Quella sera portai testimonianza davanti a quelle persone e spiegai loro quanto avrei voluto che ogni persona, in ogni parte del mondo, avesse potuto sentire quei sentimenti che provavo quella sera.</p>
<p>Dissi che tutti avevano il diritto di scegliere cosa fare della propria vita e quindi quale religione seguire, il più grande dono che Dio Padre ci fece fu quello di crearci liberi, con pensieri e sentimenti propri, e non dovevamo rinunciare a tale privilegio. Ero fiero, e lo sono ogni giorno,  di essere un membro della Chiesa di Cristo e posso testimoniare che ciò che Lui ci ha lasciato detto, ossia di metterci al servizio di chi è più sfortunato di noi, è la sola cosa che ci porta la felicità duratura.</p>
<p>Una volta, mentre   stavo assistendo un ragazzo handicappato, che non poteva muoversi e parlare bene ed era senza genitori, notai che mi stava guardando ed io gliene chiesi il motivo. Lui cominciò ad accarezzarmi il collo e con gli occhi pieni d’amore mi disse: “Sorridi, perché la vita è bella”. Quale grande lezione: in nessun libro avrei potuto trovare un insegnamento così importante.</p>
<p>Ogni comandamento che Dio ci ha dato, ogni precetto che osserviamo, ha un senso e man mano che la mia conoscenza cresce ne capisco la grande importanza. In qualsiasi momento della nostra vita, nonostante ognuno di noi sia diverso dall’altro e viva esperienze differenti, è possibile che la voce del Signore giunga al nostro cuore e ci sussurri parole di verità e di infinito amore; tutto ciò che Lui vuole è la nostra felicità e ciò che ora sto provando a scrivere è che se quando Lui ci parlerà non Gli apriremo il nostro cuore perderemo un’occasione forse irripetibile, il più prezioso di tutti i tesori, l’unica via che ci condurrà a Lui con tutte le persone che amiamo.</p>
<p>So che il vangelo di Cristo ha il potere di guarire tutte le nostre ferite, so che il suo amore ha cambiato la mia vita. Così come fece Paolo, anch’io spero di poter portare a più persone possibile la mia solenne testimonianza riguardo la verità della missione di Cristo, spero un giorno di poterlo riabbracciare e dirgli, proprio come fece Pietro, che so chi Lui è, so che Egli è il Cristo, colui che per noi ha sconfitto la morte.<br />
Mio fratello, il mio Salvatore, il mio Pastore vive! Sta sempre vicino a noi e ci tende continuamente le sue braccia: spero che ogni persona abbia il desiderio di rifugiarsi nella Sua inesauribile bontà perché la sua fiducia sarebbe ben riposta, nel nome di Gesù Cristo, Amen.</p>
<p><strong>DOMENICO OLIVERIO</strong></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://mormonicredono.org/9/testimonianza-di-domenico-oliverio/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
